Gennaio 5, 2008...5:44 pm

Sulle elezioni delle consulte degli immigrati di Quartiere.

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In un magistrale racconto, Franz Kafka descrive lo sgomento di un commerciante di fronte ad una invasione silenziosa di stranieri:

“Io ho una bottega da calzolaio sulla piazza davanti al palazzo imperiale. Non appena, all’alba, apro il mio negozio, vedo che gli ingressi di tutte le vie che sboccano qui sono già occupati da uomini armati. Ma non sono i nostri soldati; sono evidentemente nomadi provenienti dal nord. In un modo che non riesco a comprendere, sono riusciti a penetrare nella capitale, che pure è molto distante dal confine. Ad ogni modo, sono qui; e ogni mattina sembrano più numerosi”.

Con il consueto senso del grottesco Kafka si prende gioco dell’inadeguatezza borghese a rapportarsi con il totalmente altro, il diverso, il barbaro:

“A noi artigiani e commercianti è affidato il compito di salvare la patria; noi però non ne siamo all’altezza; cosa di cui, del resto, non ci siamo mai vantati. E’ un malinteso: un malinteso che è la nostra rovina”.

Il piccolo universo descritto da Kafka, il sogno imperiale della piccola borghesia che naufraga, è stranamente adeguato a descrivere le paure di molti italiani di oggi di fronte all’immigrazione, le loro reazioni scomposte ed inadeguate di fronte alla minaccia e al crollo dell’ordine cui erano avvezzi, un ordine che consideravano giusto ed immutabile per il solo fatto di essere l’ordine costituito.

Ma Kafla all’epoca presagiva – fu fortunato a non vederla – la mostruosa reazione della borghesia, il fascismo ed il nazismo. Purtroppo gli echi di quei rumori, di quel clangore, sono vivi ancor oggi nel razzismo di taluni provvedimenti sull’immigrazione, dai “centri di permanenza temporanea” al decreto sulle espulsioni, dalla legge Bossi – Fini ai provvedimenti dei sindaci leghisti per limitare i matrimoni misti.

Come modesto antidoto verso queste derive che ricordano un fascismo annacquato, una sorta di nazismo dal volto umano, ci permettiamo di indicare l’esperienza nascente delle consulte degli extracomunitari di Bologna: un esperimento nascente di cui non si conosce ancora l’esito, un modello sicuramente imperfetto e perfettibile, ma in cui è possibile se non altro riporre una qualche speranza.

Il presente

In occasione del voto per l’elezione delle Consulte di Quartiere si possono fare alcune considerazioni sulla natura dell’immigrazione a Bologna. Il totale dei voti è 4485 su una popolazione extracomunitaria che, stando ad un dato non aggiornato del 2006 ammonterebbe a 27.335 persone: una percentuale (sovrastimata) del 16,5%. La propensione al voto è più alta tra gli uomini (18,5%) che tra le donne (13,2%). Questo introduce una prima distorsione nella reale rappresentatività delle consulte: vi sono comunità molto numerose, prevalentemente femminili – Ucraina, Moldova – non rappresentate. Si tratta di un reale problema, visto che a Bologna le donne costituiscono il 51% degli immigrati extracomunitari (al Savena il 54%). Un altro problema è l’isolazionismo di alcune comunità: plateale il caso dei cinesi alla Bolognina.

Nella mia posizione di osservatore privilegiato, in quanto Consigliere al Quartiere Savena, ho potuto misurare con mano altre “distorsioni”. Nel mio Quartiere il totale votanti è 561 su 2530 extracomunitari (dato 2005). La percentuale (sempre sovrastimata) è di poco superiore alla media cittadina (17%). Le nazionalità rappresentate dall’esito della votazione sono: Filippine (un candidato), Bangladesh (tre candidati), Sri – Lanka (un candidato).

Il risultato di Filippine e Bangladesh rispecchia la struttura dell’immigrazione nel quartiere; quella dello Sri – Lanka, concentrata nella zona di San Ruffillo, è al contrario una sorpresa, poiché scavalca altre comunità complessivamente più numerose ma evidentemente meno coese.

Per fenomeni analoghi, in molti quartieri di Bologna un grosso problema sarà il coinvolgimento delle etnie non sono rappresentate dagli eletti delle consulte, come pure delle etnie di cittadini comunitari. Pensiamo ai rumeni, nel mirino del famigerato decreto sulle espulsioni – e ai polacchi, con le cui associazioni un qualche rapporto politico si imporrà pure. Per questi motivi, su richiesta del Circolo del PRC Ottobre Rosso, in occasione delle elezioni della Consulta degli immigrati il Quartiere Savena ha istituito una Commissione per l’immigrazione, di cui sono stato nominato responsabile.

Il futuro

La Consulta degli immigrati potrà dare delle indicaizioni di lavoro molto utili per tessere un legame tra Quartieri e immigrazione. Un legame necessario: a Bologna i cittadini immigrati sono l’8%, il doppio rispetto alla media nazionale. Come abbiamo visto, tuttavia, la Consulta non basta a rappresentare questo panorama complesso; nel prossimo futuro potranno esserci problemi di rapporto tra comunità di diverse provenienze.

In ogni caso, non possiamo considerare come acquisite quelle categorie occidentali che usualmente diamo per scontate nel rapporto con l’altro. Un aspetto di questo problema è costituito dalla balcanizzazione confessionale: ad esempio al Quartiere Savena gli immigrati provenienti da paesi di religione cristiana costituiscono solo il 50%, con una leggera prevalenza degli ortodossi; la maggioranza relativa è costituita da musulmani (41%), e vi è un 7,7% non appartenente al gruppo delle religioni monoteiste. I problemi nel rapporto tra confessioni religiose e istituzioni sono esemplificati dai finanziamenti comunali alle scuole private, fondamentalmente cattoliche: una scelta razzista che minaccia di creare una sorta di apartheid educativa.

Inoltre, in una situazione in cui la metà dei matrimoni extracomunitari avviene con un coniuge italiano, presto avremo disparità tra figli di immigrati garantiti dalla cittadinanza e figli di immigrati nati sì in Italia, ma che non sono cittadini italiani. Questo avverrà presto, ma già nel presente assistiamo al tentativo, in alcune cittadine del Nord Italia, di proibire il matrimonio con un coniuge italiano a chi fosse sprovvisto di un permesso di soggiorno. Oltre a ricordare il lugubre precedente della proibizione dei matrimoni tra ebrei e ariani, questa soluzione prevede la sottrazione diritti civili anche al cittadino italiano – paradossale, visto che gli xenofobi si presentano come i difensori dei diritti degli indigeni minacciati dalle invasioni barbariche.

Qualche conclusione

Proprio questo caso ci spinge ad una riflessione. Infatti, pur di negare un diritto ad un immigrato, alcuni si sono spinti a negare lo stesso diritto anche ai cittadini italiani. Crediamo si debba andare decisamente nella direzione opposta, ossia quella dell’attribuzione di diritti civili la più larga possibile. La consulta dei migranti, insieme alla creazione di una commissione apposita che ne costituisca il necessario complemento, è un passo nella giusta direzione: quella dell’integrazione attraverso un equo coinvolgimento nella rappresentanza politica. Questo è il nostro modello europeo, figlio della tolleranza e del cosmopolitismo illuminista: i diritti di cittadinanza vengono attribuiti sulla base non del sangue, dell’etnia o della cultura, ma sulla base del fatto di vivere in un paese: lavorarci, pagare le tasse, stringere legami sociali. Un modello opposto all’intolleranza e al conflitto etnico che altrove, anche sulla base di un frainteso e strumentalizzato diritto all’autodeterminazione, ha generato violenze, secessioni, guerre civili.

Francesco Galofaro – Consigliere di Quartiere al Savena e Commissario rapporti con le consulte e problematiche dell’immigrazione.

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